Raistlin
...ma la mente già insegue una traccia stellata come un'orma su un nuovo sentiero...


Dunque. Che weekend! Venerdì sera ero al Transilvania di Milano al concerto di Glenn Hughes. Spettacolare. La voce del Rock, non ci sono altre parole. Veramente una leggenda vivente.
Sabato, invece, ero a fare il Volontario alla Veglia delle Palme. Altra bella esperienza, ovviamente molto diversa da quella del giorno prima. Ma più bella, e non solo per il suo significato spirituale. Diciamo che c'era anche la presenza di una persona, a rendere il tutto meraviglioso... ;-))
Ciao a tutti...
Le mie parole sono sassi, precisi e aguzzi,
pronti da scagliare,
su facce vulnerabili e indifese,
sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi,
che accendono negli occhi infinite attese
sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate e poi centellinate,
sono frecce infuocate
che il vento o la fortuna sanno indirizzare
Sono lampi dentro a un pozzo, cupo e abbandonato,
un viso sordo e muto che l'amore ha illuminato,
sono foglie cadute, promesse dovute,
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate
sono note stonate, sul foglio capitate per sbaglio,
tracciate e poi dimenticate,
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire,
lo ammetto
strette tra i denti,
passate, ricorrenti,
inaspettate, sentite o sognate…
Le mie parole son capriole, palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare,
sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire,
sono andate a dormire, sorprese da un dolore profondo
che non mi riesce di spiegare
fanno come gli pare, si perdono al buio
per poi continuare
Sono notti interminate, scoppi di risate,
facce sovraesposte per il troppo sole,
sono questo le parole,
dolci o rancorose, piene di rispetto oppure indecorose
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno un altro prima di partire,
le parole che ho detto, e chissà quante ancora
devono venire…
strette tra i denti
risparmiano i presenti,
immaginate, sentite o sognate,
spade, fendenti,
al buio sospirate, perdonate,
da un palmo soffiate

Hola! Buongiorno a tutti... l'altra sera ho guardato la finale di Sanremo. Sì, Sanremo. Vi fa schifo? Sì? E allora? Anche a me, l'ho guardato per ridere. E in effetti ho riso parecchio, specialmente quando hanno cantato dei reperti archeologici tipo Peppino Di Capri, Marcella Bella e Toto Cutugno (vabbè, anche Gigi d'Alessio, ma quello non è un reperto, è spazzatura e basta).
Però qualcosa di buono c'era. Ad esempio, la canzone di Renga, quella che ha vinto, è una bella canzone. Certo, quando Renga era nei Timoria era meglio, però è una bella canzone.
Ma la sorpresa vera è venuta da un tizio con i capelli lunghi, tale Povia, che ha cantato una sua canzone che è stata scelta come inno per l'iniziativa di solidarietà a favore dei bambini del Darfur. E' una canzone bellissima, mi ha davvero toccato il cuore. Eccola: