I giorni successivi furono indorati dal Sole, e Primavera ed Estate si unirono per far festa nei campi di Gondor. E da Cair Andros giunsero rapidamente notizie dell'accaduto, e la Città si apprestò ad accogliere il Re. Merry fu convocato e partì con le carovane che trasportavano le provviste a Osgiliath, da dove, lungo il fiume, avrebbero raggiunto Cair Andros.
Ma Faramir non partì, poiché, essendo ora guarito, assunse il suo incarico di Sovrintendente, pur di breve durata, e dovette quindi prepararsi a ricevere il suo successore.
Éowyn non partì, benché suo fratello le avesse inviato un messaggio pregandola di raggiungerlo al Campo di Cormallen. Faramir se ne meravigliò, ma la vedeva di rado, essendo occupato datante altre questioni; ed ella dimorava ancora nelle Case di Guarigione, e camminava sola nel giardino. Il suo viso divenne pallido come prima, e sembrò ch'ella fosse l'unica triste e sofferente in tutta la Città. Ed il Custode delle Case di Guarigione era preoccupato, e parlò con Faramir.
Allora Faramir venne a cercarla, e di nuovo passeggiarono insieme sulle mura; ed egli le disse: «Éowyn, perché resti qui, invece di unirti ai festeggiamenti a Cormallen, oltre Cair Andros, ove tuo fratello ti attende?».
Ed ella rispose: «Non lo sai?».
Ma egli disse: «Vi sono due motivi possibili, ma quale dei due sia quello vero, non saprei dire».
Ed ella disse: «Non desidero giocare agli indovinelli. Parla più chiaro!».
«Poiché lo desideri, signora», egli disse: «tu non parti, perché soltanto tuo fratello ti ha mandata a chiamare, e ammirare in tutto il suo trionfo Sire Aragorn, erede di Elendil, ormai non ti procurerebbe alcuna gioia. Oppure perché io non parto, e desideri rimanermi accanto. E forse per ambedue i motivi, e tu stessa non sapresti scegliere. Éowyn, tu non mi ami, o non vuoi amarmi?».
«Desideravo l'amore di un altro», ella rispose; «ma non voglio la pietà di nessuno».
«Lo so», egli disse. «Desideravi l'amore di Sire Aragorn. Perché egli era grande e potente, e tu ambivi la fama, la gloria: volevi essere innalzata sopra le cose meschine che strisciano sulla terra. E come un grande capitano a un giovane soldato, egli sembrava a te ammirevole. Perché lo è, un signore fra gli uomini, e il più grande che esista oggi. Ma quando ti diede soltanto comprensione e pietà, tu non desiderasti più nulla, se non una morte coraggiosa in battaglia. Guardami, Éowyn!».
Éowyn guardò Faramir a lungo e senza abbassare gli occhi; e Faramir disse: «Non deridere la pietà, dono di un cuore gentile, Éowyn! Ma io non ti offro la mia pietà, perché sei una dama nobile e valorosa e hai conquistato da sola fama e gloria che non saranno obliate; e sei una dama tanto bella che nemmeno le parole dell'idioma elfico potrebbero descriverti. E io ti amo. Un tempo ebbi pietà della tua tristezza. Ma ora, se tu non conoscessi la tristezza, la paura o il dolore, se tu fossi anche la benefica Regina di Gondor, io ti amerei lo stesso. Non mi ami tu, Éowyn?».
Allora il cuore di Éowyn cambiò ad un tratto, e fu ella finalmente a comprenderlo; e improvvisamente il suo inverno scomparve, e il sole brillò in lei.
«Questa è Minas Anor, la Torre del Sole », ella disse; «e, guarda! l'Ombra è scomparsa! Non sarò più una fanciulla d'arme, né rivaleggerò con i grandi Cavalieri, né amerò soltanto i canti che narrano di uccisioni. Sarò una guaritrice, e amerò tutto ciò che cresce e non è arido». E di nuovo guardò Faramir. «Non desidero più essere una regina», disse.
Allora Faramir rise, felice. «Meno male», esclamò, «perché io non sono un re. Eppure sposerò la Bianca Dama di Rohan, se ella lo vorrà. E se ella lo vorrà, potremo attraversare il Fiume in giorni più felici e dimorare nello splendore d'Ithilien e coltivarvi un giardino. Ogni cosa vi crescerà con gioia, se coltivata dalla Bianca Dama».
«Devo dunque lasciare il mio popolo, uomo di Gondor?», ella disse. «E vorresti che la tua gente orgogliosa dica di te: 'Ecco un signore che ha domato una selvaggia fanciulla del Nord! Non vi era dunque una donna della razza dei Numenoreani ch'egli potesse scegliere?'».
«Lo vorrei», disse Faramir. E la prese fra le braccia e la baciò sotto il cielo assolato, e non si curò di essere in piedi sulle mura, visibile a molti. E molti infatti li videro, e videro la luce che brillava intorno a loro mentre scendevano dalle mura e si recavano, mano nella mano, nelle Case di Guarigione.
E al Custode delle Case Faramir disse: «Ecco Dama Éowyn di Rohan, ed ora è guarita».
E il Custode disse: «Allora le permetto di partire e le auguro buon viaggio, e possa non soffrire mai più di ferite o malattie. L'affido alle cure del Sovrintendente della Città fino al ritorno di suo fratello».
Ma Éowyn disse: «Eppure, adesso che posso partire, desidero rimanere. Questa Casa è divenuta per me di tutte le dimore la più felice». E vi rimase fino all'arrivo di Re Éomer.
(da "Il Signore degli Anelli", di John Ronald Reuel Tolkien)
Ebbene, che dire? Non è uno dei passaggi più noti del libro, ma certo è sempre stato uno di quelli che - inspiegabilmente, dato che solitamente le storie d'amore nei libri non mi attirano granchè - mi sono rimasti più impressi nella mente e nel cuore.
E' stato questo passo a ridarmi serenità tanti anni fa, nel febbraio 2004, ed è questo il passo in cui mi sono imbattuto per caso (nel corso della mia ottava rilettura dell'intero volume) un paio d'ore fa.
E mi è venuta voglia di condividerlo. Se avete voglia, leggetelo tutto... ne vale la pena.